Il torrone ha litigato con la televisione?

Neanche un’apparizione, solo pandoro e panettone!

Il treno dei desideri quest’anno penso proprio che rimarrà semivuoto, almeno a stare alla réclame apparsa, o meglio scomparsa dalle televisioni. Nessun azienda o quasi ha pubblicizzato il torrone, sia bianco che al cioccolato con le nocciole, senza nocciole, con i pistacchi di Bronte, extra fondente, morbido alle mandorle.

Le grandi aziende del settore sembra che non credano in un dolce antico almeno di una mezza dozzina di secoli, che ha estasiato i palati di grandi e piccini a fine pasto nel periodo natalizio.

Le varie aziende di analisi saranno così affidabili da far credere alle grandi aziende di non pubblicizzare il prodotto in TV? Quindi di adeguare la produzione al minimo, tanto qualcuno che lo compra (giusto per tradizione) c’è? Non lo so, staremo a vedere ma nel frattempo ci guardiamo in TV i vari spot sui panettoni e pandori, ma attenzione anch’essi ridotti al minimo, quattro tipi: la rivalsa dei canditi, il mandorlato, il pandoro del vogliamoci bene ed infine un simil-gourmet che di gourmet non ha nulla a parte un ricciolo di burro francese AOP “Beurre Charentes-Poitou”.

Se la strategia sarà stata vincente, ormai lo sapremo tra qualche settimana, quando saranno pubblicati i vari report di vendita, allora li ci potremmo sbizzarrire analizzando i nuovi dati, ma intanto speriamo di non dover fare i conti con cataste di prodotti invenduti. La comunicazione ben fatta è l’anima del commercio.

I dettaglianti con i loro prodotti artigianali a produzione limitata, composti da ingredienti  d’eccellenza, vengono comunicati dai vari operatori di fiducia del consumatore, fiducia acquisita tramite anni di buoni consigli, di ottimi prodotti e di assaggi accompagnati da analisi sensoriali ad personam, ed oggi grazie ai Social Network entrano in punta di piedi, anche a casa degli amici dei loro clienti più fedeli.

Quale sarà la strategia più idonea al mercato in questo momento?

 

 

 

 

 

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The italian job

Il Re norcino

corona

Dall’uso dispregiativo del termine all’affermazione dell’arte della norcineria, figura storica che fungeva anche da reporter in un paese dove la comunicazione era affidata a messaggeri ed in via ufficiosa proprio ai norcini.  

Risalire alle origini storiche del norcino non è affatto semplice, sembra quasi una figura mitologica. Più si torna indietro, più si spulcia nella storia, più si trovano scampoli di notizie su una delle figure più rilevanti della storia del nostro paese. È vero, fa un po’ impressione paragonare il norcino ai grandi nomi che hanno fatto la storia, tra battaglie, marce e manifesti, senza dimenticare i magistrati che nell’ultimo ventennio hanno spopolato cancellando (o quasi) la Prima Repubblica, il norcino ha resistito anche a loro.

I norcini conosciuti già ai tempi dell’antica Roma come esperti nell’arte di castrare i porci e lavorarne le carni avevano una notevole abilità manuale che li rendeva idonei anche a piccoli interventi quali incidere ascessi o cavare denti o steccare qualche frattura. Alcuni di essi dimostrarono anche notevoli capacità tecniche che li spinsero a interventi maggiori, quali asportazione di tumori o interventi per ernia e per cataratta, e furono anche molto richiesti per la castrazione dei bambini che dovevano essere avviati alla carriera lirica o teatrale come voci bianche, ma naturalmente ciò non poté evitare la scarsa considerazione di cui godettero in campo medico.

Norcino, nel significato di proveniente da Norcia, è un termine che in epoca medioevale fu adoperato in senso dispregiativo per indicare una delle figure minori che si erano sostituite a quella del chirurgo. Il norcino, infatti, insieme al cerusico, al cava-denti, al concia-ossa costituì (spesso riunendole in sé) quel gruppo di figure di ambulanti che in giro per i villaggi e per le campagne si prestavano a praticare piccoli interventi chirurgici.

Il grande sviluppo il norcino lo ebbe tra il XII ed il XVII secolo, quando ci fu una forte crescita dei mestieri legati alla trasformazione di carni suine. Col tempo tali professionisti iniziarono ad organizzarsi in corporazioni o confraternite, andando a ricoprire importanti ruoli all’interno della società e creando nuovi prodotti di salumeria. A Bologna c’era la Corporazione dei Salaroli, mentre nella Firenze Dé Medici nacque la compagnia dei facchini di San Giovanni Decollato della nazione norcina.

Paolo V, con bolla del 1615, riconobbe addirittura la Confraternita norcina dedicata ai santi Benedetto e Scolastica. Qualche anno più tardi Gregorio XV elevò questa associazione ad Arciconfraternita, alla quale nel 1677 aderì anche l’Università dei pizzicaroli norcini e casciani, e dei medici empirici. Laureati, benedetti e patentati i norcini accrebbero la loro fama in varie parti della penisola.

La loro attività principale era affiancata da un’altra altrettanto apprezzata (ma mai nominata nei libri di storia), forse la più importante!

Al ritorno dal loro viaggio invernale (periodo in cui serviva la loro opera per macellare il porco) venivano ricevuti dai frati benedettini (ottimi scrivani), e gli veniva chiesto di raccontare ciò che avevano visto e vissuto nei paesi da loro visitati per lavoro, al fine di mettere per iscritto parte della storia più antica. La figura del norcino ha mantenuto intatta la sua fama fino a dopo la seconda Guerra Mondiale.

Attualmente la comunità più numerosa di norcini è quella di Roma, oltre la sua associazione civile istituita nel 1623, si esprime nel suo radicato fondamento religioso che attualmente si identifica in due chiese di singolare rilievo. Santa Maria dell’Orto eretta nel 1566 cui i norcini parteciparono con altre consorterie e nella quale varie cappelle sono dedicate alle Università di associati, tra queste anche quella dedicata ai “pizzicaroli”. L’altra chiesa è quella dei Santi Benedetto e Scolastica all’Argentina che ufficialmente è la chiesa regionale dei nursini. Nella seconda domenica di novembre vengono ricordati nominativamente i nursini deceduti nell’anno.

La parola norcineria (da norcino) oltre ad indicare la provenienza, può indicare anche l’arte della lavorazione delle carni suine da parte del norcino e l’insieme delle tecniche connesse, e deriva dalla città di Norcia(PG) nota proprio per questa attività.

Il Re norcino ed il suo impero durano ormai da centinaia di anni, facciamo secoli! Resistendo anche alla tecnologia che negli ultimi trent’anni ha provato a sopraffarli sfornando a ripetizione prodotti industriali di bassa e media qualità, ma dove ancora resiste il norcino allora i luoghi diventano meta di pellegrinaggio per assaporare i gusti originali e naturali dei preparati a base di carne di maiale.carne.di.maiale.

Lunga vita al Re norcino.

Sapori&Territorio

Eccoci qua, finalmente siamo riusciti a creare un blog enogastronomico, bene! Ma cosa ci distingue dagli altri? La Mission del nostro team consiste nel guidare i lettori attraverso la conoscenza del territorio e i propri sapori.

In Italia abbiamo la fortuna, grazie ad una posizione geografica ideale ad un clima mite(anche se ultimamente è un po anomalo) di avere una immensa biodivetsità, quindi da nord a sud, da est ad ovest, potremmo trovare lo stesso prodotto agroalimentare… non con lo stesso gusto, magari la stessa forma e sicuramente una storia diversa , fatta di tradizioni e culture diverse, tutto ciò fa si che non abbiamo doppioni, ma eccellenze che tutto il mondo ci invidia e prova a replicare(copiare).

Il nostro scopo sarà quello di approfondire la storia, la cultura e le varie sfaccettature che i prodotti presentano. Vi guideremo in un universo parallelo quello dell’analisi sensoriale, ovvero: l’uso dei sensi per riconoscere un prodotto di qualità superiore da uno meno. E già! Ripetiamo, non tutti sono uguali anche se hanno stessa forma e colore. Per esempio un prodotto industriale non è come uno artigianale, ma grazie ad un’attenta analisi delle etichette e ad una buona analisi sensoriale saremo ingrado di saper distinguere, al fine di un acquisto consapevole e di una sana alimentazione, senza aver l’obbligo di cambiare lo stile alimentare che abbiamo scelto(vegano, vegetariano, fruttariano), ricordandoci che l’essere umano nasce onnivoro!

Pubblicheremo video ed articoli sperando di farvi cosa gradita, portandovi pian piano alla famosa consapevolezza che oggi aimé abbiamo perso.

Buon viaggio

Petruccetti Massimiliano